
Lilith fece scorrere con lentezza la lampo della blusa, fingendo che il sangue ormai raggrumato l'avesse resa meno scorrevole. Intanto cercava di mettere assieme ricordi, intuizioni, immagini. - Quando esisteva tutto ciò che dici... intendo i sentimenti... si stava meglio o si stava peggio?
Kurada scrollò le spalle. Dai pantaloni fece uscire il pene retto, arrossato sulla punta. - Dopo le guerre c'era disordine, anzitutto mentale. Poi noi abbiamo preso in mano la situazione. Intendo noi psichiatri. La psichiatria ha sempre puntato al ristabilimento di un ordine turbato. L'uomo è in fondo una macchina. Quando sfugge al controllo, o la si ripara o la si distrugge.
- Vuoi dire che Paradice lo avete creato voi? - Lilith finì di abbassare la lampo. Sperò che la sua voce fosse abbastanza indifferente.
- Sì. Il nome stesso deriva dai messaggi di Zodiac, un antico assassino psicopatico. Sosteneva di uccidere le proprie vittime per averle schiave in un luogo chiamato Paradice. L'Organizzazione mondiale per la sanità mentale ha valutato che le psicopatologie fossero ormai troppo diffuse per poter essere eliminate. Potevano però essere guidate, in modo da limitare il disastro demografico.
Mentre parlava Kurada si era avvicinato a Lilith e le aveva afferrato i seni. Li stringeva con troppa energia per darle piacere. Forse, la nozione di carezza gli era ignota.
Lilith simulò un mugolio e finse di abbandonarsi alla stretta. Intanto, il suo cervello si districava dalle ultime volute del delirio. La Kraepelin III sembrava immobile, ma un lieve ronzio faceva capire che doveva essere in volo.
Dopo un gemito ben imitato, Lilith chiese, in tono distratto: - Volevate renderci schiavi?
Kurada parve indignato, e ritirò le mani. - Perchè parli al plurale? Quanto ho detto non riguarda voi infermieri. A voi, abitanti dei cubicoli, sono stati riservati farmaci a base d'oro, capaci di darvi forza e di rendervi aggressivi. Siete voi i padroni di Paradice! Gli altri sono semplici pazienti!
- I Lampi, però, li subivamo anche noi.
Kurada chiuse gli occhi. - Smettila di fare domande e prendilo in bocca.
Lilith si inginocchiò. Afferrò il pene del medico e ne strinse delicatamente il glande tra le labbra. Poi morse con tutta l'energia che possedeva.
Kurada lanciò un urlo disumano. Si strappò a forza dai denti di Lilith e saltellò indietro. Guardò con orrore incredulo la proboscide insanguinata che gli pendeva tra le gambe. Fece per reagire, ma subito vide il bisturi seghettato che lei stringeva.
- Ferma, ferma! - le urlò, disperato. - Tu non sai pilotare! Morirai anche tu!
Lilith sogghignò. Passò l'indice sulla lama affilata. - Non mi importa. Cerco un contatto umano.
Kurada urlò di nuovo. Per Lilith, mutilarlo fu un'esperienza voluttuosa. Valeva bene la morte.
(da Black Flag, Valerio Evangelisti 2002)
- Vuoi dire che Paradice lo avete creato voi? - Lilith finì di abbassare la lampo. Sperò che la sua voce fosse abbastanza indifferente.
- Sì. Il nome stesso deriva dai messaggi di Zodiac, un antico assassino psicopatico. Sosteneva di uccidere le proprie vittime per averle schiave in un luogo chiamato Paradice. L'Organizzazione mondiale per la sanità mentale ha valutato che le psicopatologie fossero ormai troppo diffuse per poter essere eliminate. Potevano però essere guidate, in modo da limitare il disastro demografico.
Mentre parlava Kurada si era avvicinato a Lilith e le aveva afferrato i seni. Li stringeva con troppa energia per darle piacere. Forse, la nozione di carezza gli era ignota.
Lilith simulò un mugolio e finse di abbandonarsi alla stretta. Intanto, il suo cervello si districava dalle ultime volute del delirio. La Kraepelin III sembrava immobile, ma un lieve ronzio faceva capire che doveva essere in volo.
Dopo un gemito ben imitato, Lilith chiese, in tono distratto: - Volevate renderci schiavi?
Kurada parve indignato, e ritirò le mani. - Perchè parli al plurale? Quanto ho detto non riguarda voi infermieri. A voi, abitanti dei cubicoli, sono stati riservati farmaci a base d'oro, capaci di darvi forza e di rendervi aggressivi. Siete voi i padroni di Paradice! Gli altri sono semplici pazienti!
- I Lampi, però, li subivamo anche noi.
Kurada chiuse gli occhi. - Smettila di fare domande e prendilo in bocca.
Lilith si inginocchiò. Afferrò il pene del medico e ne strinse delicatamente il glande tra le labbra. Poi morse con tutta l'energia che possedeva.
Kurada lanciò un urlo disumano. Si strappò a forza dai denti di Lilith e saltellò indietro. Guardò con orrore incredulo la proboscide insanguinata che gli pendeva tra le gambe. Fece per reagire, ma subito vide il bisturi seghettato che lei stringeva.
- Ferma, ferma! - le urlò, disperato. - Tu non sai pilotare! Morirai anche tu!
Lilith sogghignò. Passò l'indice sulla lama affilata. - Non mi importa. Cerco un contatto umano.
Kurada urlò di nuovo. Per Lilith, mutilarlo fu un'esperienza voluttuosa. Valeva bene la morte.
(da Black Flag, Valerio Evangelisti 2002)