sabato 22 settembre 2007

Re senza trono (Casino Royale + Samuel)

Capita certe volte che vagabondi per i siti degli artisti che ormai, inspiegabilmente forse, non riesci a fare a meno di seguire da lontano, visto che li hai amati da "bimbo". E capita pure di trovare , inaspettata, l'anteprima di uno dei pezzi del loro prossimo album. Fai l'errore di ascoltarla e qualcosa nella testa che ti dice "te l''avevo detto". Rassegnato per l'ennesima delusione che ti aspetterà dietro l'angolo, te ne vai come sei arrivato, ma per fortuna trovi l'ancora di salvezza. La chicca che ti risolleva l'umore. Certo aver ascoltato questo pezzo dal vivo cantato da Giuliano Palma dal vivo è un'altra cosa, ma l'idea di vedere i Casino Royale cantare questo pezzo con Samuel dei Subsonica (gruppo che al suo inizio non solo si sono ispirati ai primi, ma ne hanno anche preso il testimone a loro modo) era qualcosa che mi sarebbe sempre piaciuto ascoltare. Ve la propongo qua con quel pizzico di nostalgia che non guasta mai.

lunedì 17 settembre 2007

L'immaginario del vero


La macchina fotografica è per me un blocco di schizzi,
lo strumento dell'intuito e della spontaneità,
il detentore dell'attimo che, in termini visivi, interroga
e decide nello stesso tempo.
Per "significare" il mondo, bisogna sentirsi
coinvolto in ciò che si inquadra nel mirino.
Questo atteggiamento esige concentrazione,
sensibilità, senso geometrico.
E' attraverso un'economia di mezzi e soprattutto
l'abnegazione di sé che si raggiunge
la semplicità espressiva.

Fotografare è trattenere il respiro quando le nostre
facoltà convergono per captare la realtà fugace;
a questo punto l'immagine catturata diviene
una grande gioia fisica e intellettuale.

Fotografare è riconoscere nello stesso istante
e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso
assetto delle forme percepite con lo sguardo che
esprimono e significano tale evento. E' porre
sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore.

Per me fotografare è un modo di capire
che non differisce dalle altre forme di espressione visuale.
E' un grido, una liberazione.
Non si tratta di affermare la propria originalità;

è un modo di vivere.

Henri Cartier-Bresson

(Foto di Henri Cartier-Bresson:Dietro la gare Saint-Lazare, Parigi, 1932)

sabato 8 settembre 2007

La voce del fuoco su Flickr


Visto che una ciliegia tira l'altra anche io ho deciso di aprire un mio piccolo spazio su Flickr, dove pubblicare i miei lavori fotografici. Si tratta di foto in bianco e nero, scattate su negativo, scansionate e portate su computer per poi utilizzarlo come "camera oscura digitale". Questo primo scatto (che ho nominato con poca fantasia "Roman Calling" tanto per rimanere in ambito musicale) mi piace molto per il contrasto tra primo piano e sfondo e di come essi siano separati dalla linea spezzata dell'acqua. Fa parte di una serie scattata la settimana scorsa per le vie della capitale andando alla deriva e senza volerlo mi sono trovato, appena entrato in piazza navona, davanti a questa immagine che non ho potuto fare a meno di prendere. Non è sicuramente "indimenticabile" però mi attraeva. Al momento sono tutt'altro che un bravo fotografo (se ne volete vederne di bravi andate qui o qui) e le persone che hanno visto qualche anteprima delle altre foto le hanno definite un po' retrò. E' inutile dire che la cosa mi piace maledettamente.

giovedì 6 settembre 2007

Diretta da FraMmenti '07 - Andrea Ra / Marta sui tubi

Ore 19.45
In questo momento mi trovo in una postazione internet all'interno di FraMmenti '07, in quel di Frascati. La cosa interessante è che il computer da cui sto scrivendo è stato messo a disposizione gratuitamente ed è stato assemblato con quello che ormai viene definito TrashWare, ovvero a partire da componenti elettronici che la vertiginosa corsa agli armamenti informatici rende dopo pochissimi anni a obsoleti rifiuti. Quindi questo è a tutti gli effetti è un computer riciclato, su cui sta girando Ubuntu Linux, Firefox e Gaim (un client di istant messaging multiprotocollo compatibile con msn). La cooperativa che ha messo a disposizione queste posizioni è la Nikelettronics, che sta collaborando con il comune di Roma per reimpiegare questo materiale per rendere disponibili, a scuole, associazioni e a strutture pubbliche assemblando questi computer riciclabili. Loro si occupano difatto quindi di smaltimento rifiuti di provenienza aziendale. Parlando con il responsabile mi ha indicato un altra realtà che si occupa di riciclo di materiale informatico di analoga natura. Si chiama Binario Etico, e se anche voi avete materiale informatico impolverato e che vi occupa spazio potete fare un salto al loro Trashop per una bella donazione.

Torniamo a noi, in questo momento che scrivo Andrea Rà sta facendo il suo soundcheck seguendo così i Marta sui tubi. Tra poco verranno proiettati cortometraggi in attesa dell'inizio del concerto (previsto per le 22). Dopo la botta di pioggia (che ha reso questa città dei castelli davvero affascinante e mi ha permesso di catturare dei bei scatti con la mia macchina fotografica) il tempo sembra essersi ripreso completamente, giannetta a parte, e penso che passerò davvero una bella serata.

Quando si dice il bello della diretta. ;)

ps. ho capito perchè qua c'è linux... fa un freddo da pinguini ahahahhaha
pps. scusate per la freddura... ahahahahhaha

Ore 21.49
Dopo aver abbandonato (momentaneamente come vedete) questa postazione sono andato a trovare un posticino dove mangiare il pezzo di pizza preso in centro. Sorte vuole che il posto che ho trovato (anche perchè gran parte delle panche erano ancora fradice) era adiacente ad un piccolo palco allestito per i corti teatrali. Tempo dell'ultimo boccone e dell'ultimo sorso di Chin8 (ovviamente Neri) e le luci si abbassano e si inizia. La prima coppia che sale propongono un duetto comico molto "fisico" (più alla Keaton che alla Chaplin, ma avete capito) che gioca sulla metafora che la vita coniugale è come un ring, dove i round seguono uno dopo l'altro i vari momenti della vita: l'incontro al parco, il matrimonio, il primo anniversario, fino ad arrivare alla scena finale, un doppio ko dove entrambi i contendenti cadono a terra. Carino. Il secondo corto invece scherza sul ritorno di Ulisse ad Itaca. Infatti, in realtà il buon Ulisse che si risveglia non è veramente lui stesso, ma uno dei maiali di circe che prese forma umana e mandato dallo stesso Odisseo a sostituirlo mentre lui se la spassava in giro, alla faccia della storia ufficiale raccontata dal grande omero, e con un finale nel quale la povera Penelope, scazzata, si riprende il ruolo che gli spetta dopo aver aspettato per 20 anni. Fantastico. Il terzo corto, anch'esso comico, ci presenta un Lucio Battisti e un Mogol napoletani che si punzecchiano e riprendono in continuazione e gioca nell'immaginare l'origine di alcuni dei pezzi più famosi del duo. Dissacrante. L'ultimo corto non era comico, ma riprendeva il crescendo di bravura che ho visto corto dopo corto sul palco. Un'attrice ha presentato un lungo monologo, recitato con una intensità che non ci si aspetterebbe in un contesto come questo, sul tema delle morti bianche sul lavoro. Per lei non mi azzardo ad usare nessuna parola secca. Vi vorrei lasciare piuttosto un link, ma è assurdo che non si trova su google nessun sito ufficiale di un movimento di sensibilizzazione sull'argomento, e questa cosa è veramente terrificante. Beh, ora vado a vedermi Andrea Rà. Ciao ciao

Ore 22.58
Appena finito il concerto di Andrea Rà, mentre stanno preparandosi i Marta. Sarò telegrafico visto che sto a chiappe stretto dal freddo. Allora intanto c'è da dire che Andrea Rà è un grande bassista. Suona dagli anni '90 alternandosi in gruppi più o meno famosi (gli Ottavo Terzo e i Giulio Dorme, se non erro) e allo sciogliemento di questi ha continuato a suonare, in sordina, come session man per artisti di tutti i tipi. NEll'ultimo periodo evidentemente si è rotto il cazzo e si è reso conto che il disco solista che uscì ormai un bel po' fa non era abbastanza e negli ultimi tempi, dopo aver fatto uscire un secondo disco ha anche deciso seriamente di portare la sua musica in giro. Solo nell'ultimo anno a Roma ci saranno stati 4/5 suoi concerti. Sul palco un italian-rocker vecchio stile, con pezzi orecchiabili con i ritornelli che ti si stampano in testa, e con quelle digressioni, alle volte anche un po' gratuite, al limite delle psichedelia e dell'hardrock. E' stato un buon conerto, a parte forse un dente fin troppo avvelenato con la scena politica (Silvio Prodi e Romano Berlusconi) e musicale italiana (il motto MescalSony è geniale), e valeva la pena vederlo anche solo per le "vere facce" (come direbbe Barabba) con le quali non si risparmiava. Ora vado a finirmi una birra e fumarmi una siga in attesa dei marta, sperando che mi scaldino un po'. A Dopo

ps piccolo video di un altro live tanto per rendere l'idea dato che questa canzone non può piacermi più di quanto mi piaccia in questo periodo. In più aggiungo il link al suo sito ufficiale nel quale potete ascoltare in streaming entrambi i dischi (di cui il secondo è stato registrato alla Locanda Atlantide).

Ore 00.16
E niente. L'hanno rifatto, hanno richiuso con Post. Ora non starò qui a dirvi quanto io detesti questo pezzo, l'ho già fatto motivando a livello filosofico. Lo trovo squallido. Punto.
Il concerto dei Marta Sui Tubi (ormai il quarto o il quinto del sottoscritto) ha confermato la mia teoria che in qualche modo il gruppo, ed in particolar modo il cantante, sia piuttosto metereopatico. La scaletta è iniziata la modo solito, Non pesi niente e Cenere, con alcuni problemi tecnici legati al suono che un poco sono andati a penalizzare i due pezzi (il primo soprattutto). Il concerto è continuato più o meno a come ci hanno abituato nell'ultimo anno, con pezzi dei primi due album messi in una scaletta un po' alla rinfusa, ma cmq piacevole. Hanno suonato senza presentazioni un altro pezzo inedito, diverso dagli altri che ho ascoltato fin'ora e prima la ragazza del banchetto mi ha confessato che il disco nuovo non vedrà la luce non prima della prossima primavera, quindi ci sarà da espettare. La cover di Where is my mind dei Pixies, riproposta anche questa volta, ha suonato davvero bene ed il pubblico, freddino come il clima, sembra aver gradito. L'atmosfera era piuttosto diversa rispetto a quella del circolo. I fan erano pochi e quasi nessuno cantava le canzoni e probabilmente le due cose, il freddo ed un poco di indifferenza di fondo (e aggiungiamoci come terza un reparto tecnico non all'altezza) hanno fatto in modo che il gruppo, ed in particolar modo il cantante, si innervosisse e uscisse dal palco prima del tempo. Dopo non troppo risalgono, nello scazzo quasi palese, e chiudono un sbrigatamente il concerto concludendo con post. In generale sarebbe stato un bel concerto se a metà non si fossero scazzati, ma abituato alle loro fasi alterne già sò che il prossimo concerto sarà sicuramente davvero eccezionale. Mentre scrivo queste ultime righe il tipo dello stand un po' mi prende in giro per la mia presenza continua in questo posto e colgo l'occasione per togliermi di culo e andarmene a casa dopo questa giornata piuttosto stancante.
Da Frascati passo e chiudo.

ps. è stata curiosa questa cosa di poter usare questo spazio per provare a fare questa sorta di recensione in loco, spero che l'idea non sia tanto malaccio e che possa piacere a qualcuno. Dubito che si ripeterà sia per l'eccezionalità dei mezzi sia per il fatto che mi piace scrivere in maniera un briciolo più ragionata, però è stata divertente, ed è questo che conta. Ciriciao

lunedì 3 settembre 2007

Portishead - Roseland NYC


Alle volte probabilmente è così e basta. Torni a casa e ti metti un cd. Lo indossi come una seconda pelle, lo usi come una lente per guardare il mondo e con lo sguardo cerchi di capire cosa rimane di te nell'immagine riflessa al contrario da uno specchio. Sarà il fatto che gli anni '90 per me continuano a rappresentare il periodo musicale che più mi rappresenta. Nonostante le luci al neon e gli occhiali a specchio degli anni '80 in cui sono cresciuto, è la crudezza viscerale del decennio successivo nella quale mi avvolgo come una coperta ruvida per sentirmi a casa. Ruvida è anche la voce calda di Beth Gibbons a fine concerto, ferita dalle infinite sigarette che non smise per un secondo di fumare per tutta la durata della registrazione di quello che probabilmente è stato uno dei più bei dischi live mai ascoltati dalle mie orecchie. Gli occhi chiusi nervosamente dopo ogni tiro. Le dita che correvano di nuovo al pacchetto dopo ogni pezzo. I mozziconi spenti sul parquet ai suoi piedi. Come tutta la gente che le stava attorno in quello spazio così surreale, su quell'immensa distesa di legno che sembrava contenere più musicisti che spettatori. E malgrado tutto continuava ad essere come se lì ci fosse solo lei visto che nessuno riusciva a distogliere un solo sguardo dalla bellezza di quel momento.

Dicevo, alle volte probabilmente è così e basta. Esci di casa solo con la macchina fotografica. La segui ed assecondi rimanendole dietro tutto il tempo. E stai là che neanche te ne accorgi ed improvvisamente ti rendi conto che, malgrado tutte le altre infinite possibilità, è solo un chiaroscuro, l'essenzialità di un bianco e nero, che può farti vedere le cose nella loro vera forma senza nient'altro che possa distrarti. Non ci sono colori sulla superficie di una pietra, sul metallo annerito dallo smog o sulla pelle delle persone, raggiunta dalla luce che le accarezza e le divide. In una città come Roma diventi invisibile con una macchina fotografica in mano. Ti confondi sullo sfondo naturale della città e sei trasparente alle persone anche quando il tuo obiettivo è puntato nella loro direzione. Malgrado tutto è come se non possano proprio accettare di riuscire a far distogliere anche solo uno sguardo dalla bellezza di questa città.

E probabilmente è così e basta.