
Dopo essere stati accolti gentilmente, come al solito ormai, dagli addetti della fondazione “Musica per Roma” ed essere passati distrattamente davanti ai resti dell'aperitivo “preconcertistico” offerto a tutti i partecipanti per l'occasione, entriamo dentro il Teatro Studio una sala per la quale vale la pena spendere due parole. Se da una parte la struttura architettonica, il parquet e le pareti di ciliegio, e le maschere elegantissime ci ricordano di essere sempre e comunque all'interno dell'Auditorium, il bar interno, i grandissimi schermi per le video proiezioni, le luci, i divani posti in fondo alla sala e quella appena accennata piattaforma che dovrebbe essere il palco, trasformano l'atmosfera di questa sala in quella di un vero e proprio club accessibile e raffinato dove poter allo stesso tempo ballare e ascoltare con la massima qualità la musica che viene di volta in volta proposta. E' sicuramente uno dei luoghi più affascinanti e adatti per ascoltare elettronica a Roma.
Ad aprire le danze (è proprio il caso di dirlo) è stato Touane, italiano di stanza a Berlino e conosciuto internazionalmente, che è salito dietro al macbook quando ancora la gente era accoccolata sul caldo parquet. Partendo in maniera molto delicata, aiutato dalle videoproiezioni alle sue spalle e dalle luci che hanno seguito una fluida mutazione, Touane ha risvegliato i sensi dei partecipanti con una house molto soft e percussiva per poi andare in crescendo e portare la gente, invogliata dai ritmi che si sono fatti via via più serrati e fisici, finalmente ad alzarsi e ballare completamente coinvolta. Il suo set dura poco più di un'ora prima di lasciare la piattaforma al giovanissimo inglese ed a un pubblico già abbastanza carico.
Non lo vediamo arrivare, ma intuiamo la sua presenza dietro il laptop mentre sta cercando di far andare le uscite ed attaccarsi all'impianto centrale. E' quando la prima nota esce dalle casse che vediamo la sua inconfondibile chioma da cherubino fare capolino da dietro il monitor mentre la gente lo accoglie calorosamente. La versione di Stop con cui apre il set ci fa subito capire che questo live sarà diverso da quello in cui l'abbiamo visto l'ultima volta al Dissonanze. Partendo da Beat Reapeat impazziti e la cassa che va in quattro molto prima del previsto ci rendiamo conto che stasera vedremo Fake sotto uno spaccato più trasversale della sua produzione. Impostando un set sin da subito molto ballabile dopo i tre pezzi iniziali provenienti dal suo capolavoro di indietronica "Drowning In a Sea of Love", vira prepotentemente verso le sonorità house del periodo di "Dinamo", "Outhouse" e "The Watlington Street EP" e con cui questo ventiduenne si è fatto conoscere nelle sale da ballo di tutto il mondo. Stratificazioni, melodie dolci e di ambiente in contrasto con partiture ritmiche decostruite e divertite, con i pezzi che si ritorcono su loro stessi e riesplodono in un gioco di tensioni e rilassamenti, è questa la ricetta che Nathan Fake sembra conoscere alla perfezione.Infatti per quanto la parte ballabile del set sia quella che la maggiorparte del pubblico in sala aspettava, è solo negli ultimi pezzi con i quali chiude, anche questi tratti da "Drowning...", che riesce a dimostrate tutto il valore ed originalità che hanno portato il successo alla sua musica e lasciarci la sensazione di aver assistito veramente a qualcosa che non capita tutti i giorni di sentire.
Foto di Claudia Mocci
Scritto per Ondalternativa.it
2 commenti:
cmq hai un blog veramente bello.
linus
Mi lusinghi amico mio...
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