lunedì 22 settembre 2008
lunedì 4 agosto 2008
Arkham Asylum - Grant Morrison, Dave McKean

(Tav 1.)
La primavera è una stagione ingannevole. E l'aprile del 1921 è freddo.
Spietatamente freddo.
- Connie?
- Lo sapevi che la porta di ingresso era spalancata?
- Connie? - Sei...
(Tav 2.)
Per prima cosa vedo mia MOGLIE. La mia cara COSTANCE.
(Tav 3.)
Il suo corpo è a pezzi.
Harriet giace lì vicino, violata in modo indescrivibile.
Quasi oziosamente mi chiedo dove sia la sua TESTA...
Poi guardo la casa delle bambole.
(Tav. 4.)
E la casa delle bambole
Ricambia
Il mio
Sguardo.
(Tav. 5.)
Lentamente, metododicamente, indosso il vestito da sposa di mia madre e mi inginocchio... Mi inginocchio in quello scempio...
Mi sembra tutto perfettamente razionale...
Assolutamente, perfettamente razionale...
(Tav. 6.)
Più tardi mi trovo a piangere, a singhiozzare, e a vomitare nella tazza del gabinetto...
E' a questo che si riduce tutto... i nostri sogni, le nostre speranze, le nostre aspirazioni?
Null'altro che VOMITO?
Oh mio Dio. Ho PAURA.
Ho tanta paura.
Sto male.
(tratto da Arkham Asylum, scritto da Grant Morrison e illustrato da Dave Mc Kean, 1989)
sabato 26 luglio 2008
Batman - Il cavaliere oscuro
Heath Ledger riposa in pace... il tuo joker non aveva proprio un cazzo da invidiare a quello di Nicholson.
Non riesco ad aggiungere altro (a parte il fatto che ora vorrei vedere Arkham Asylum diretto da Fincher).
lunedì 21 luglio 2008
Daniele Silvestri @ Auditorium Parco della Musica
Senza che me ne sia accorto da qualche giorno hanno pubblicato su Ondalternativa.it la mia recensione del concerto di Daniele Silvestri del 7 luglio.
Non riporto l'attacco della recensione perchè sono annoiato, ma potete andare a leggervela cliccando qui.
Non riporto l'attacco della recensione perchè sono annoiato, ma potete andare a leggervela cliccando qui.
domenica 20 luglio 2008
Frattura Scomposta n.20
Se volete dare un'occhiata il pdf è scaricabile qui.
venerdì 18 luglio 2008
Come un Gargoyle
E' un po' di tempo che mi sento così, come quelle figure di pietra dalle fattezze piuttosto grottesche che si trovano in cima alle chiese gotiche come Notre-dame. Là a obbligate a guardare verso il basso, in alcuni casi a vomitare la pioggia che passa loro attraverso. Un po' guardiani, un po' reietti. In compagnia di altri esseri come loro con cui condividono la situazione, ma tremendamente soli in tutta quella pietra, acqua e tutta quella vita là sotto che scorre incurante di loro. Per carità non voglio ora stare qui a crogiolarmi in una sorta di romanticismo gotico (appunto) da depresso. Con tutta probabilità mi sento così perchè voglio stare così, così come penso che in fondo sia così anche per una buona parte delle persone a cui sono legato maggiormente in questo momento. Forse, e dico forse, potrebbe pure essere che in effetti sto periodo sia tutto fuorchè che bello, oggettivamente parlando, ma questo non cambia minimamente la cosa. In fondo non ci si può obbligare ad essere felice, non lo si riesce a fare neanche volendolo, ma impegnarsi ad essere tristi è veramente un attimo, visto che i pretesti ce ne sono sempre a pacchi. La notte ti addormenti ad un passo dall'ubriacatura e ti svegli all'alba sognando una delle cause importanti della tua infelicità. In più, senza nessun motivo apparente, il tuo subconscio, aggrattissè, riesce pure a colpevolizzarti. O meglio fa provare a colpevolizzarti l'ultima persona che si potrebbe permettere di farlo senza darti la possibilità di riempirla di botte come cristo comanda. E ti svegli sentendoti pure patetico. Fanculo ad entrambi.
Poi ti riaddormenti a fatica e sogni l'esatto opposto, esattamente la cosa che vorresti di più. Perfetta ed in divenire. C'ho provato a pensare che la media tra i due sogni era zero o quasi quindi non dovrei lamentarmi più di tanto, ma fatto sta che oggi ho passato la giornata come uno zombie (o gargoyle per rimanere in tema) e continuo a guardare quello che ho là in basso come se mi fosse lontano e soprattutto come se non mi riguardasse più. Poi se lassù mi ci sia messo da solo o è stata colpa di un'architetto di merda cambia poco a sto punto.
giovedì 10 luglio 2008
Un mese (e oltre) di concerti
Se dovessi mettermi a scrivere due righe per ogni concerto visto quest'anno, aggiornare il blog diventerebbe una sorta di lavoro, ma vale la pena spendere dieci minuti a fare il punto della situazione dell'ultimo mese, mese del quale non posso proprio lamentarmi (concertisticamente parlando, per tutto il resto c'è sempre la scusa).
Cazzo stavo quasi per dimenticarmeli, gli Annie Hall, un gruppo che riesce a sollevarsi decisamente dalla media nostrana dell'indie e fare musica di qualità, almeno dal vivo.
Radiohead: Visto che non era abbastanza passare un fine settimana a milano, due settimane dopo ho bissato col concerto dei Radiohead. Ora si è scritto in giro praticamente già tutto, dall'acustica troppo bassa (almeno per quelli che non erano nel prato) e pochi pezzi vecchi. Da parte mia m'è piaciuto davvero molto il concerto. La scaletta sembrava fatta apposta per esaltare ancora di più la trasversalità di In Rainbows e loro sul palco sono stati impeccabili. Indimenticabilie l'illuminazione. Forse non è stato scoinvolgente per me come quello di Ferrara, ma m'è piaciuto da morire... e poi ero in ottima compagnia :)martedì 8 luglio 2008
venerdì 27 giugno 2008
Cavie - Chuck Palahniuk
Una poesia sul Mezzano
"Se ami una cosa" dice il Mezzano, "lasciala libera."
Ma non stupirti se poi ti torna con l'herpes...
Il Mezzano sul palco, ciondala con le mani
affondate
nelle tasche della salopette.
Con gli stivali incrostati di merda secca di cavallo.
La camicia, scozzese. Di flanella. Con bottoni automatici color
madreperla.
Sul palco, al posto di un riflettore, il frammento di un film:
filmini di matrimonio in cui sposo e sposa si scambiano anelli
e si baciano per poi correre fuori, in bufere di riso bianco.
Tutto questo gli gocciala sul viso, ed il labbro inferiore del Mezzano
è teso a contenere un pezzo
di tabacco da masticare.
Il Mezzano dice: "La ragazza che amavo pensava
di poter avere di meglio".
Questa ragazza voleva un uomo più alto, molto abbronzato, con i
capelli lunghi ed il cazzo più grosso.
Che sapesse suonare la chitarra.
E così rispose "no" quando lui per la prima volta si inginocchiò
a dichiararsi.
E allora il Mezzano assunse un prostituto di nome Steed, una
marchetta che così si pubblicizzava:
capelli lunghi e cazzo grosso come un barattolo di chili. E disposto
a imparare quattro accordi.
E Steed finse di incontrarla per caso in chiesa.
Poi di nuovo in biblioteca.
Col Mezzano che pagava duecento dollari ad appuntamento,
e prendeva appunti quando la marchetta gli diceva che alla
ragazza piaceva tanto farsi tintillare i capezzoli
da dietro. E come fare per farla venire due o tre volte.
Steed le mandava rose. Le cantava canzoni. Steed se la scopava
su sedili d'auto e in vasche da bagno,
giurandole amore eterno ed eterna devozione.
Poi smise di chiamarla per una settimana. Due. Un mese.
E quindi finse di incontrarla per caso, di nuovo in chiesa.
Lì, Steed le disse che era finita, perchè lei era troppo
porca. Praticamente una puttana.
"Giuro" dice il Mezzano,"che riuscì a dare a lei della puttana.
La faccia tosta di quel ragazzo..."
Che Dio lo benedica.
Tutto questo, il piano segreto del Mezzano per regalare alla sua
ragazza
un cuore prematuramente, acceleratamente spezzato. E quindi
raccoglierne i pezzi.
L'ultima volta che vide Steed, gli pagò cinquanta dollari extra per
un pompino.
Steed in ginocchio, al lavoro tra le sue gambe.
Così, quando la sua futura moglie avesse avuto i suoi orgasmi
multipli frutto di indagini accurate,
l'uomo nella sua testa non sarebbe stato un completo estraneo
per suo marito,
il Mezzano.
(Tratto da Cavie, di Chuck Palahniuk, 2005)
lunedì 23 giugno 2008
This Will Destroy You - This Will Destroy You
(Questa è una recensione scritta mesi fa per Ondalternativa.it ma per una serie di disguidi non è mai stata pubblicata. Mi piaceva e mi andava che fosse qua)
Quando si scrive un recensione di un disco post-rock ci si trova sempre nell'imbarazzo di scegliere un approccio che ricalchi a livello di linguaggio quello che già si è scritto per molti altri gruppi simili. Si tende insomma a ripetersi.
I più cinici potrebbero affermare che questo è dovuto al fatto che questo genere tende al chiudersi in se stesso, in una formula ormai consolidata e che rischia sempre di più a non riuscire ad aggiungere niente da dieci anni (o di più se vogliamo andare a cercare i primi segni della sua apparizione) a questa parte. Il disco omonimo dei texani This will destroy you pubblicato all'inizio di questo 2008 è facilmente criticabile in questo modo se, nell'ascoltarlo, ci concentrassimo sopratutto in cosa di già sentito esso propone, e con la conseguente facilità liquidarlo per il suo essere, a tutti gli effetti, un disco post-rock “classico”. Il passo quadrato delle batteria, gli arpeggi dilatati e le strutture reiterate con i crescendo esplosivi in chiusura. Solita roba. Ma c'è dell'altro in questo primo album (a cui era preceduto solo un EP) dei TWDY che lo eleva a qualcosa di più dell'ennesima variazione sul tema. C'è una visionarietà di fondo quasi tangibile, c'è la capacità di scrivere degli ottimi pezzi che scorrono via invisibili e profondi come i pensieri che ti attanagliano durante l'ascolto. C'è la capacità di usare l'elettronica, i droni, i tappeti di suoni anche molto diversi tra loro, in maniera così organica ed efficace che dona al tutto una unità e una coerenza che difficilmente abbiamo sentito dalla stragrande maggioranza dei gruppi che si affacciano e si confrontano ai mostri sacri del genere. E' un buon disco, pensoso, profondo e che non si abbandona alla facile emozionalità, puntando piuttosto ad arrivarci con eleganza e senso della misura. Se proprio dovessimo cercare la critica ad ogni costo è negli arrangiamenti di batteria che, quando non è accompagnata e punteggiata dall'elettronica (come in A Three-Legged Workhorse e They Move On Tracks Of Never-Ending Light), qualche volta è decisamente sotto tono rispetto a tutto il resto.
I This will destroy you mal si sposano con l'atteggiamento quasi schizofrenico delle ricerca dell'ultima moda o della (finta) originalità a tutti i costi che sembra aver colpito tutta la produzione musicale indipendente, quindi non sarà in grado di far cambiare idea a chi il post-rock non lo ha mai digerito. Ma se non volete altro che potervi perdere nei sentieri dei vostri pensieri questo disco saprà accompagnarvi con la sua soffice e rara bellezza.
Track list:
1. A Three-Legged Workhorse
2. Villa Del Rifugio
3. Threads
4. Leather Wings
5. The Mighty Rio Grande
6. They Move On Tracks Of Never-Ending Light
7. Burial On The Presidio Banks
Sito della band su myspace
Quando si scrive un recensione di un disco post-rock ci si trova sempre nell'imbarazzo di scegliere un approccio che ricalchi a livello di linguaggio quello che già si è scritto per molti altri gruppi simili. Si tende insomma a ripetersi.
I più cinici potrebbero affermare che questo è dovuto al fatto che questo genere tende al chiudersi in se stesso, in una formula ormai consolidata e che rischia sempre di più a non riuscire ad aggiungere niente da dieci anni (o di più se vogliamo andare a cercare i primi segni della sua apparizione) a questa parte. Il disco omonimo dei texani This will destroy you pubblicato all'inizio di questo 2008 è facilmente criticabile in questo modo se, nell'ascoltarlo, ci concentrassimo sopratutto in cosa di già sentito esso propone, e con la conseguente facilità liquidarlo per il suo essere, a tutti gli effetti, un disco post-rock “classico”. Il passo quadrato delle batteria, gli arpeggi dilatati e le strutture reiterate con i crescendo esplosivi in chiusura. Solita roba. Ma c'è dell'altro in questo primo album (a cui era preceduto solo un EP) dei TWDY che lo eleva a qualcosa di più dell'ennesima variazione sul tema. C'è una visionarietà di fondo quasi tangibile, c'è la capacità di scrivere degli ottimi pezzi che scorrono via invisibili e profondi come i pensieri che ti attanagliano durante l'ascolto. C'è la capacità di usare l'elettronica, i droni, i tappeti di suoni anche molto diversi tra loro, in maniera così organica ed efficace che dona al tutto una unità e una coerenza che difficilmente abbiamo sentito dalla stragrande maggioranza dei gruppi che si affacciano e si confrontano ai mostri sacri del genere. E' un buon disco, pensoso, profondo e che non si abbandona alla facile emozionalità, puntando piuttosto ad arrivarci con eleganza e senso della misura. Se proprio dovessimo cercare la critica ad ogni costo è negli arrangiamenti di batteria che, quando non è accompagnata e punteggiata dall'elettronica (come in A Three-Legged Workhorse e They Move On Tracks Of Never-Ending Light), qualche volta è decisamente sotto tono rispetto a tutto il resto.
I This will destroy you mal si sposano con l'atteggiamento quasi schizofrenico delle ricerca dell'ultima moda o della (finta) originalità a tutti i costi che sembra aver colpito tutta la produzione musicale indipendente, quindi non sarà in grado di far cambiare idea a chi il post-rock non lo ha mai digerito. Ma se non volete altro che potervi perdere nei sentieri dei vostri pensieri questo disco saprà accompagnarvi con la sua soffice e rara bellezza.
Track list:
1. A Three-Legged Workhorse
2. Villa Del Rifugio
3. Threads
4. Leather Wings
5. The Mighty Rio Grande
6. They Move On Tracks Of Never-Ending Light
7. Burial On The Presidio Banks
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