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lunedì 22 settembre 2008
sabato 26 luglio 2008
Batman - Il cavaliere oscuro
Heath Ledger riposa in pace... il tuo joker non aveva proprio un cazzo da invidiare a quello di Nicholson.
Non riesco ad aggiungere altro (a parte il fatto che ora vorrei vedere Arkham Asylum diretto da Fincher).
domenica 20 luglio 2008
Frattura Scomposta n.20
Se volete dare un'occhiata il pdf è scaricabile qui.
domenica 18 maggio 2008
Riassunto delle Puntate precedenti (mai andate in onda)
In queste ultime settimane tra una cosa e l'altra non ho avuto molto modo di dedicare del tempo a questo blog, cosa normale tranne quando di cose di cui parlare ne hai. Quindi oggi, mentre aspetto che trascorrino questi 60 minuti che mi separano dal completo sviluppo di una pellicola, mi rimetterò un po' in pari.
Fotografia
Per prima cosa in questo periodo ho iniziato a svilupparmi a casa i miei rullini, dopo aver recuperato la vecchia attrezzatura di mio padre ed aver acquisito le varie sostanze chimiche necessarie. Era tanto che volevo farlo, vuoi perchè la qualità degli sviluppi dei laboratori è attualmente veramente scarsa, vuoi per avere un controllo maggiore su quella che probabilmente è la fase più critica per chi, come me, fotografa in ibrido (ovvero scattando a pellicola e stampando da file digitale, passando dalla scansione diretta del negativo). I primi esperimenti (quello "a mollo" ora è il 5°) mi hanno dato grande soddisfazioni ed oggi ho provato quello che in gergo si chiama sviluppo "stand", ovvero lasciando la pellicola a svilupparsi da sola (dopo uno sviluppo iniziale di un minuto in cui si agita costantemente) in un brodo molto diluito di Rodinal (1+200). Da quello che ho visto fin'ora probabilmente questo diventerà il mio metodo standard. Cmq, a chi interessasse, potete vedere alcune delle cose fatte fin'ora (usando come sviluppo il sempre verde d76/id11) qui. A chi interessasse volevo dire che lo sviluppo in proprio delle pellicole bianco e nero è una gran comodità e non necessitano nè di grandi capitali (l'attrezzatura completa è all'incirca una 70€ liquidi compresi) nè di grandi spazi. Lo sviluppo richiede solo il caricamento del tank da fare in completa assenza di luce, e per farlo non c'è bisogno per forza di oscurare una stanza. Basta una changing bag ed il gioco è fatto.
Finita la parentesi fotografica torniamo a parlare di musica.
La stagione concertistica romana di quest'anno è stata piuttosto interessante e, a parte le recensioni che ho già postato recentemente, vale la pena spendere due parole su quei concerti che mi hanno colpito di più.
Offlaga Disco Pax e Uochi Toki.
In modo diverso questi sono due gruppi che adoro. Inizialmente ero un po' scettico sulla spesa di 10€, ma a conti fatti ne è valsa la pena. Gli Uochi li ho trovati migliorati particolarmente sul palco rispetto all'anno scorso, ed il pubblico è riuscito addirittura ad apprezzarli nonostante il fatto che il loro anti hiphop dissonante, alienante e dai testi furiosamente scorretti verso chi li ascolta non sia facilmente digeribile (soprattutto per il pubblico del circolo). Una bella performance con un Napo più in forma e sicuro che mai e Rico che spingeva le sue basi al limite del noise elettronico. Li adoro.
Gli Offlaga sono stati una bella scoperta di quest'anno per me che me ne ero tenuto sempre alla larga (il titolo "socialismo tascabile" mi suggeriva riminiscenze troppo modenacityrambliane). Dal vivo mantengono quello stesso spirito malinconico e surreale dei dischi, ed è davvero bello sentire le piccole sfumature della voce e degli strumenti che accentuano i passaggi più sentiti. Il concerto è andato avanti senza mai annoiare e questo è un gran risultato per chi porta dal vivo una musica come la loro. consigliati a tutti.
This Will Destroy You e Tomydeepestego
Intanto dico che un Traffic così pieno non l'avevo mai visto, e questo è stato davvero una bella sorpresa malgrado la difficoltà per una location del genere nell'accogliere tanta gente. Peccato come al solito il concerto sia iniziato tardi. In più di un momento la tentazione di tornare a casa è stata grande. Alla fine però ho fatto bene a restare.
I tmde li ho scoperti l'anno scorso al concerto dei Red Sparrows di cui il loro live è stato l'apertura. Melodici e viscerali e al tempo stesso potenti e serrati. Da allora hanno pubblicato finalmente un disco e sono migliorati parecchio dimostrando di avere sul palco un ottimo affiatamento. E' vero ancora non hanno un loro suono riconoscibile e si sentono ancora tanto il peso dei gruppi che li hanno ispirati (Isis ma non solo) ma hanno un gran talento e col tempo mi aspetto grandi cose da loro.
I Destroy si sono rivelati dal vivo una grande band. Del post-rock sicuramente non sono degli innovatori ma hanno il pregio di avere un gusto fuori dal comune ed una grande dote compositiva che gli permette di scrivere dei pezzi che non arrivano mai a rompere l'incanto e stancarti. Belli gli inserti elettronici che dal vivo hanno avuto un po' più di spazio aggiungendo dinamismo ritmico ai pezzi e bilanciando la pesantezza e la mancanza di grazia del loro batterista che, almeno esteticamente, fa immaginare che abbia imparato quei movimenti nel ferrare i cavalli in qualche ranch là nel texas, da dove provengono.
Old Time Relijum + altra gente
Dando ormai per spacciato l'init il concerto di quella sera è stata davvero una bella notizia.
L'apertura è stata data dal Dispositivo per il lancio obliquo di una sferetta, gruppo romano che era una vita che volevo vedere dal vivo e di cui avevo solo sentito parlare. Impressionanti. Tecnicamente ineccepibili, i loro pezzi sono una sorta di mathrock vecchia maniera che citavano con disinvoltura senza mai plagiare (tra tutti gli esponenti i miei amati Hella) contaminandolo però con un attitudine che spaziava tra il metal e l'horror punk. Davvero dei grandi e si sono guadagnati la stima di gran parte del pubblico. A seguire un altro paio di gruppi che mi hanno fatto così tanto cagare che non ne parlo nemmeno, fino a all'arrivo sul palco (verso l'una passata) dei OTR. Il concerto meritava davvero. Movimentato e divertente al punto giusto (è quasi finita l'ora a mia disposizione).
Dischi interessanti del 2008
Devo ammettere che quest'anno è veramente avido di uscite musicali di interesse e qualità. Sarò forse io che non ho saputo cercare bene ma al momento si contano sulla punta delle dita i dischi che possano reggere più di due settimane di ascolti. Vi butto una lista (non ordinata) così al volo con le prime cose che mi ricordo.
- Portishead - Third
- These New Puritans - Beat Pyramids
- Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra & Tra-La-La Band - 13 Blues for Thirteen Moons
- Sascha Funke - Mango
- Nine Inch Nails - Slip (il disco che Trent Reznor ha deciso di regalarci dopo il successo extracommerciale di Ghost I-IV e scaricabile qui)
- Mahjongg - Kontpab
- Le Luci Della Centrale Elettrica - Canzoni da spiaggia deturpata (che in realtà era uscito l'anno scorso come demo ed è stato riarrangiato per la pubblicazione discografica)
Al momento non mi viene altro che non siano delusioni come quella dell'ultimo disco dei Notwist, da cui mi aspettavo grandi cose e che invece si è rivelato un dischettino indietronico in cui si è persa completamente la loro personalità.
29 anni
Ah, si, il 10 maggio (durante il dissonanze, strano modo di passarlo) ho compiuto gli anni. Di solito in queste occasioni ci sarebbero fiumi di parole da scrivere, ma in realtà sono passati quasi indolore. Sarà che l'anno prox sono 30. Cmq tanti auguri a me.
Fotografia
Per prima cosa in questo periodo ho iniziato a svilupparmi a casa i miei rullini, dopo aver recuperato la vecchia attrezzatura di mio padre ed aver acquisito le varie sostanze chimiche necessarie. Era tanto che volevo farlo, vuoi perchè la qualità degli sviluppi dei laboratori è attualmente veramente scarsa, vuoi per avere un controllo maggiore su quella che probabilmente è la fase più critica per chi, come me, fotografa in ibrido (ovvero scattando a pellicola e stampando da file digitale, passando dalla scansione diretta del negativo). I primi esperimenti (quello "a mollo" ora è il 5°) mi hanno dato grande soddisfazioni ed oggi ho provato quello che in gergo si chiama sviluppo "stand", ovvero lasciando la pellicola a svilupparsi da sola (dopo uno sviluppo iniziale di un minuto in cui si agita costantemente) in un brodo molto diluito di Rodinal (1+200). Da quello che ho visto fin'ora probabilmente questo diventerà il mio metodo standard. Cmq, a chi interessasse, potete vedere alcune delle cose fatte fin'ora (usando come sviluppo il sempre verde d76/id11) qui. A chi interessasse volevo dire che lo sviluppo in proprio delle pellicole bianco e nero è una gran comodità e non necessitano nè di grandi capitali (l'attrezzatura completa è all'incirca una 70€ liquidi compresi) nè di grandi spazi. Lo sviluppo richiede solo il caricamento del tank da fare in completa assenza di luce, e per farlo non c'è bisogno per forza di oscurare una stanza. Basta una changing bag ed il gioco è fatto.
Finita la parentesi fotografica torniamo a parlare di musica.
La stagione concertistica romana di quest'anno è stata piuttosto interessante e, a parte le recensioni che ho già postato recentemente, vale la pena spendere due parole su quei concerti che mi hanno colpito di più.
Offlaga Disco Pax e Uochi Toki.
In modo diverso questi sono due gruppi che adoro. Inizialmente ero un po' scettico sulla spesa di 10€, ma a conti fatti ne è valsa la pena. Gli Uochi li ho trovati migliorati particolarmente sul palco rispetto all'anno scorso, ed il pubblico è riuscito addirittura ad apprezzarli nonostante il fatto che il loro anti hiphop dissonante, alienante e dai testi furiosamente scorretti verso chi li ascolta non sia facilmente digeribile (soprattutto per il pubblico del circolo). Una bella performance con un Napo più in forma e sicuro che mai e Rico che spingeva le sue basi al limite del noise elettronico. Li adoro.
Gli Offlaga sono stati una bella scoperta di quest'anno per me che me ne ero tenuto sempre alla larga (il titolo "socialismo tascabile" mi suggeriva riminiscenze troppo modenacityrambliane). Dal vivo mantengono quello stesso spirito malinconico e surreale dei dischi, ed è davvero bello sentire le piccole sfumature della voce e degli strumenti che accentuano i passaggi più sentiti. Il concerto è andato avanti senza mai annoiare e questo è un gran risultato per chi porta dal vivo una musica come la loro. consigliati a tutti.
This Will Destroy You e Tomydeepestego
Intanto dico che un Traffic così pieno non l'avevo mai visto, e questo è stato davvero una bella sorpresa malgrado la difficoltà per una location del genere nell'accogliere tanta gente. Peccato come al solito il concerto sia iniziato tardi. In più di un momento la tentazione di tornare a casa è stata grande. Alla fine però ho fatto bene a restare.
I tmde li ho scoperti l'anno scorso al concerto dei Red Sparrows di cui il loro live è stato l'apertura. Melodici e viscerali e al tempo stesso potenti e serrati. Da allora hanno pubblicato finalmente un disco e sono migliorati parecchio dimostrando di avere sul palco un ottimo affiatamento. E' vero ancora non hanno un loro suono riconoscibile e si sentono ancora tanto il peso dei gruppi che li hanno ispirati (Isis ma non solo) ma hanno un gran talento e col tempo mi aspetto grandi cose da loro.
I Destroy si sono rivelati dal vivo una grande band. Del post-rock sicuramente non sono degli innovatori ma hanno il pregio di avere un gusto fuori dal comune ed una grande dote compositiva che gli permette di scrivere dei pezzi che non arrivano mai a rompere l'incanto e stancarti. Belli gli inserti elettronici che dal vivo hanno avuto un po' più di spazio aggiungendo dinamismo ritmico ai pezzi e bilanciando la pesantezza e la mancanza di grazia del loro batterista che, almeno esteticamente, fa immaginare che abbia imparato quei movimenti nel ferrare i cavalli in qualche ranch là nel texas, da dove provengono.
Old Time Relijum + altra gente
Dando ormai per spacciato l'init il concerto di quella sera è stata davvero una bella notizia.
L'apertura è stata data dal Dispositivo per il lancio obliquo di una sferetta, gruppo romano che era una vita che volevo vedere dal vivo e di cui avevo solo sentito parlare. Impressionanti. Tecnicamente ineccepibili, i loro pezzi sono una sorta di mathrock vecchia maniera che citavano con disinvoltura senza mai plagiare (tra tutti gli esponenti i miei amati Hella) contaminandolo però con un attitudine che spaziava tra il metal e l'horror punk. Davvero dei grandi e si sono guadagnati la stima di gran parte del pubblico. A seguire un altro paio di gruppi che mi hanno fatto così tanto cagare che non ne parlo nemmeno, fino a all'arrivo sul palco (verso l'una passata) dei OTR. Il concerto meritava davvero. Movimentato e divertente al punto giusto (è quasi finita l'ora a mia disposizione).
Dischi interessanti del 2008
Devo ammettere che quest'anno è veramente avido di uscite musicali di interesse e qualità. Sarò forse io che non ho saputo cercare bene ma al momento si contano sulla punta delle dita i dischi che possano reggere più di due settimane di ascolti. Vi butto una lista (non ordinata) così al volo con le prime cose che mi ricordo.
- Portishead - Third
- These New Puritans - Beat Pyramids
- Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra & Tra-La-La Band - 13 Blues for Thirteen Moons
- Sascha Funke - Mango
- Nine Inch Nails - Slip (il disco che Trent Reznor ha deciso di regalarci dopo il successo extracommerciale di Ghost I-IV e scaricabile qui)
- Mahjongg - Kontpab
- Le Luci Della Centrale Elettrica - Canzoni da spiaggia deturpata (che in realtà era uscito l'anno scorso come demo ed è stato riarrangiato per la pubblicazione discografica)
Al momento non mi viene altro che non siano delusioni come quella dell'ultimo disco dei Notwist, da cui mi aspettavo grandi cose e che invece si è rivelato un dischettino indietronico in cui si è persa completamente la loro personalità.
29 anni
Ah, si, il 10 maggio (durante il dissonanze, strano modo di passarlo) ho compiuto gli anni. Di solito in queste occasioni ci sarebbero fiumi di parole da scrivere, ma in realtà sono passati quasi indolore. Sarà che l'anno prox sono 30. Cmq tanti auguri a me.
sabato 5 aprile 2008
Mostra Fotografica - Domenica 13 Aprile @ Circolo degli artisti
martedì 1 aprile 2008
Roland Barthes - La camera chiara
E qui cominciava a profilarsi la questione essenziale: la riconoscevo io veramente?
Secondo le foto, in certune riconoscevo una regione del suo volto, il tale rapporto del naso con la fronte, il movimento delle sue braccia, delle sue mani. Io la riconoscevo sempre solo a pezzi, vale a dire che il suo essere mi sfuggiva e che, quindi, lei mi sfuggeva interamente. Non era lei, e tuttavia non era nessun altro. L'avrei riconosciuta fra migliaglia di altre donne, e tuttavia non la "ritrovavo". La riconoscevo defferenzialmente, non essenzialmente. La fotografia mi costringeva a un lavoro doloroso; proteso verso l'essenza della sua identità, mi dibattevo fra immagini parzialmente vere, e perciò totalmente false. Dire, davanti alla tal foto, "è quasi lei!" era per me più straziante che non dire davanti alla talaltra "non è affatto lei". Il quasi: atroce regime dell'amore, ma anche condizione deludente del sogno - è per questo che odio i sogni. Infatti, io sogno spesso di lei (anzi, sogno solo lei), ma non è mai completamente lei: nel sogno, essa ha tavolta qualcosa d'in po' fuori posto, di eccessivo: per esempio, è giocosa, o disinvolta - cosa che invece non era mai; oppure io so che è lei, ma non vedo i suoi lineamenti (ma mi chiedo: si vede o si sa, in sogno?): sogno di lei, non la sogno. E davanti alla foto, come nel sogno, è il medesimo sforzo, la stessa fatica di Sisifo: risalire, proteso, verso l'essenza, ridiscendere senza averla contemplata, e ricominciare da capo.
(tratto da La camera chiara, Roland Barthes, 1980)
Secondo le foto, in certune riconoscevo una regione del suo volto, il tale rapporto del naso con la fronte, il movimento delle sue braccia, delle sue mani. Io la riconoscevo sempre solo a pezzi, vale a dire che il suo essere mi sfuggiva e che, quindi, lei mi sfuggeva interamente. Non era lei, e tuttavia non era nessun altro. L'avrei riconosciuta fra migliaglia di altre donne, e tuttavia non la "ritrovavo". La riconoscevo defferenzialmente, non essenzialmente. La fotografia mi costringeva a un lavoro doloroso; proteso verso l'essenza della sua identità, mi dibattevo fra immagini parzialmente vere, e perciò totalmente false. Dire, davanti alla tal foto, "è quasi lei!" era per me più straziante che non dire davanti alla talaltra "non è affatto lei". Il quasi: atroce regime dell'amore, ma anche condizione deludente del sogno - è per questo che odio i sogni. Infatti, io sogno spesso di lei (anzi, sogno solo lei), ma non è mai completamente lei: nel sogno, essa ha tavolta qualcosa d'in po' fuori posto, di eccessivo: per esempio, è giocosa, o disinvolta - cosa che invece non era mai; oppure io so che è lei, ma non vedo i suoi lineamenti (ma mi chiedo: si vede o si sa, in sogno?): sogno di lei, non la sogno. E davanti alla foto, come nel sogno, è il medesimo sforzo, la stessa fatica di Sisifo: risalire, proteso, verso l'essenza, ridiscendere senza averla contemplata, e ricominciare da capo.
(tratto da La camera chiara, Roland Barthes, 1980)
venerdì 7 marzo 2008
Absinthe Makes The Heart Grow Fonder

- Sei felice?
- Cosa?
- E' una semplice domanda. Sei felice?
- Non so nemmeno più cosa voglia dire.
- Sarò... sarò più specifico. Bill ti rende felice?
- Sì.
- Stronzate! No! No, no! No, no.
- E' vero, mi rende davvero felice.
- Davvero? Come lo eri con me?
- Tu non mi rendevi felice, mi rendevi dannatamente pazza.
- Davvero non ti ho mai reso felice, ti ho fatto solo impazzire?
- Sì, cioè, c'è stato un tempo in cui mi hai resa felice ma poi...
mi hai fatto impazzire, il che mi andava anche bene per un po'...
ma poi sono cresciuta.
- Ah, ti stavo stretto.
Capisco.
- Già.
- E io non l'ho fato?
- No, tu sei rimasto alla fase della pazzia.
- Beh, è così...
Che cavolo di modo per riassumere una storia d'amore di 10 anni.
- Bene, signor Moody, lei come la riassumerebbe?
- Io direi che ci siamo amati troppo... fin troppo.
Credo che abbiamo fatto l'errore di andare troppo bene nel primo periodo...
e questo ci ha messo sotto pressione in modo pazzesco per cercare di andare avanti in quel modo e...
ci siamo fatti sconfiggere.
Sai qual'è la cosa di cui ho sentito maggiormente la mancanza?
(Beh, ovviamente dopo Rebecca...)
...mi manca il tuo odore.
- Tutto qui?
- Quando te ne sei andata non volevo lavare le lezuola perchè non volevo perderlo definitivamente.
Tu! E questo mi ha fatto star male per parecchio tempo perchè mi svegliavo e sentivo il tuo odore e pensavo fossi lì.
Il mio cuore si spezzava ogni volta.
Credo sia per questo che tento di baciarti ogni volta.
Ah, già.
Credo che sia perchè cerco...
di provarci ancora.
- Alla fine le hai lavate quelle lenzuola?
- Oh, sai, ho dovuto buttarle vie.
- Oh, bene.
- Già, una cameriera sexy di Starbucks con il ciclo me le ha sporcate.
- Sei fottutamente disgustoso!
- Vedi? Guarda un po', non te ne rendi conto?
- Perchè devi dire queste schifezze?
- Se riesco a farti ridere così, perchè non possiamo stare insieme? E' questo che non capisco.
- Sai cosa penso?
Tu non vuoi stare davvero con me.
So che pensi di volerlo, ma se io ricominciassi a concedermi a te, tu scapperesti a gambe levate.
Perchè tu non ami me, Hank.
Tu sei attratto dall'idea, dall'idea dell'amore.
Ora, dopo questo appunto profondo e coraggioso andrò a preparare del caffè.
- Come fai ad essere così fottutamente bella e ad avere così fottutamente torto?
(tratto da Californication, episodio 6)
venerdì 1 febbraio 2008
lunedì 31 dicembre 2007
Panta Rei
Oggi finisce questo dicembre e soprattutto finisce questo 2007... è dall'inizio del mese che conto i giorni alla rovescia... un po' per esorcizzare, un po' per disperazione, ma soprattutto per segnare una linea netta alle mie spalle... chi mi conosce sà che questo non è stato un anno affatto facile per me... sono cambiate tante, forse troppe cose tutte assieme... e soprattutto il modo in cui sono cambiate e successe (e succedute) è stato spesso tuttaltro che il migliore che si potrebbe desiderare... alcune erano inevitabili e necessarie forse, altre del tutto a buffo (il modo romano per dire "gratuite") e mi hanno lasciato solo una profonda delusione dentro... ma il conto alla rovescia è finito, il 2008 è dietro l'angolo e dopo questo mese di inevitabile riflessione (anche a causa della vacanza forzata) ho solo voglia di lasciarmi la merda alle spalle e tirare la catena... come dice una mia carissima amica: "è ora di dire abbasta!"... non mi aspetto che l'anno prossimo cambi improvvisamente tutto (è da un po' che mi fido poco delle favole)... ma lascierò gli alibi dietro cui mi sono confortato in questo ultimo giorno di anno dispari... ogni cosa che mi porterà l'anno nuovo sarà la benvenuta...
grazie a tutti per quelli che ci sono stati quando avevo bisogno che ci fossero...
grazie a quelli che non ci sono stati quando è stato meglio che non ci fossero...
grazie alle persone nuove che ho conosciuto e mi hanno fatto del bene...
grazie a quelle vecchie e con cui continuo a condividere quello che amo (soci penso soprattutto a voi, ma non solo)...
e grazie alla Fotografia, la mia vecchia, fedele, e dolcissima amante...
ci si rivede l'anno prossimo...
buon anno con tutto il cuore
(Waterfall fotografia di Manuel Moavero)
lunedì 3 dicembre 2007
Una volta non era così...
Una volta non era così... non si viveva con questa paura assurda... sarà che eravamo più giovani e ce ne fregava cavolo di quella cosa chiamata "stabilità" che ora sembra essere la nostra primaria preoccupazione. Come zombie cerchiamo di trovare la nostra stabilità, sottoforma di dispositivo ritmico tra lavoro, famiglia, amici, interessi, sesso e/o amore. E se c'è una artimia (quando c'è una aritmia) si inizia a potare dal basso verso l'alto. La ricetta deve essere ripetibile e applicabile costantemente come una formula matematica, manco che la vita fosse un qualcosa su cui bisogna a tutti i costi applicare il metodo scientifico.
Una volta non era così... quando si scopriva qualcosa di nuovo, quando un elemento nuovo entrava nelle nostre vite non lo si valutava al microscopio, soppesandone pregi e difetti... era più bello... ci si buttava e lo si assoparava fino in fondo vedendo fin dove avrebbe potuto spingerci... alle volte andava male, ma cmq avevamo abbastanza succhiato da quell'esperienza da sentirci migliori a prescindere dai segni che ti lasciava... non avevamo niente da perdere a provarci ogni volta e tutto da guadagnarci a prescindere dal risultato... sempre e cmq...
Oggi la paura ci attanaglia... siamo così diffidenti quando ci succede qualcosa di bello che non sappiamo più godercelo... si preferisce non stare bene subito, al rischiare di star male dopo... e per evitare che vada male dopo la si fa andare peggio adesso... questa cosa è terrificante... ma come diavolo facciamo... anzi... come diavolo fate...non mi ci metto più in mezzo anche io... non credo proprio che questo sia giusto e se pensate che ora abbiate qualcosa da non rischiare di perdere vuol dire che non vi meritate proprio un cazzo di niente...
Una volta non era così... quando si scopriva qualcosa di nuovo, quando un elemento nuovo entrava nelle nostre vite non lo si valutava al microscopio, soppesandone pregi e difetti... era più bello... ci si buttava e lo si assoparava fino in fondo vedendo fin dove avrebbe potuto spingerci... alle volte andava male, ma cmq avevamo abbastanza succhiato da quell'esperienza da sentirci migliori a prescindere dai segni che ti lasciava... non avevamo niente da perdere a provarci ogni volta e tutto da guadagnarci a prescindere dal risultato... sempre e cmq...
Oggi la paura ci attanaglia... siamo così diffidenti quando ci succede qualcosa di bello che non sappiamo più godercelo... si preferisce non stare bene subito, al rischiare di star male dopo... e per evitare che vada male dopo la si fa andare peggio adesso... questa cosa è terrificante... ma come diavolo facciamo... anzi... come diavolo fate...non mi ci metto più in mezzo anche io... non credo proprio che questo sia giusto e se pensate che ora abbiate qualcosa da non rischiare di perdere vuol dire che non vi meritate proprio un cazzo di niente...
(foto: Vertigini, Manuel Moavero, 2007)
lunedì 19 novembre 2007
mercoledì 24 ottobre 2007
Heima - Sigur Ròs
Che cos'è Heima? E' un documentario che parla dell'Islanda attraverso le sue immagini al confine del mondo. E' il racconto di quelle due settimane di concerti in in cui il gruppo ha voluto rendere omaggio ai luoghi e alle persone tra cui sono cresciuti. Ed è la storia del ritorno "a casa, nella terra natale" (le due accezioni di questa parola islandese) dei Sigur Ròs.
La pellicola inizia tra immagini di cascate che scorrono al contrario e tra quelle delle purissime gocce d'acqua che tornano al ghiaccio che le ha liberate, forse la più azzeccata metafora con la quale descrivere questo particolarissimo gruppo. Perchè se c'è una cosa che alla fine del film riusciamo a comprendere di queste persone è proprio questa algida, vivissima e incontaminata purezza. Dopo aver girato le più importanti città europee ed essersi esibiti davanti a milioni di persone è a casa loro che possiamo vederli emozionati, là mentre suonano nell'unico luogo di ritrovo di un villaggio sperduto nel quasi nulla, con le persone che li ascoltano scaldandosi bevendo un thè e riparandosi dal vento gelido che soffia al di fuori; oppure su quel prato sotto le montagne, con i bambini che giocano con rossi aquiloni ed un fuoco acceso di lato per far scaldare le persone che sono venuti a sentirli... a ritrovarli. E' in questo viaggio che li porterà a suonare indistintamente dall'ultimo angolo sperduto della loro terra fino a Reykjavik, la loro capitale, tra set acustici ed elettrici, con bande di paese, cantanti tradizionali islandesi o semplicemente loro quattro mentre suonano per loro stessi, nella loro intimità, che possiamo vederli e forse comprenderli un poco di più. Dopo aver visto questo film non penso si riuscirà più ad ascoltare un loro disco senza essere immersi da quelle immagini di luoghi lontani, senza immaginarsi il loro respiro che si condensa fuori dalla bocca ad ogni loro parola, ad ogni loro sorriso, ad ogni loro canzone. C'è questa sensazione di amorevole nostalgia per quei luoghi, per quelle atmosfere, che ti prende allo stomaco anche senza aver mai messo piede su quella lontanissima isola, e ti scorre lungo la schiena come un brivido che non riesci a controllare.
A parte il Live at Pompei, che per certi versi è agli antipodi, non riesco a ricordarmi un altro film musicale che mi abbia dato le stesse sensazioni che questa pellicola, Heima, è riuscita a darmi.
venerdì 19 ottobre 2007
martedì 16 ottobre 2007
TiltViewer 4 Flickr

Una delle cose più interessanti di flickr è la presenza impressionante di browser per gallerie create da terze parti. Questa è quella più affascinante che mi sia capitata di provare. Si chiama TiltViewer e permette di guardare le gallerie fotografiche degli utenti attraverso uno spazio tridimensionale completamente controllabile col mouse. Interessante sia esteticamente che funzionalmente.
Se vi va di dare un'occhiata potete provare cliccando qui
Se vi va di dare un'occhiata potete provare cliccando qui
martedì 2 ottobre 2007
Gianni Berengo Gardin - Italiane. 50 anni di storia italiana al femminile
Toh vi lascio ad un estratto della presentazione scritta da Carla Costamagna Martino , curatrice della mostra:
Abbiamo provato a suggerire un incrocio d'incontri. Con i volti e i contesti di queste anonime e straordinarie protagoniste di un pezzo di storia italiana. Con la nostra storia, quella personale o dei nostri genitori. Quella che ci portiamo dentro e che ci fa vivere queste donne - tutte, alcune - come se in qualche modo ci appartenessero, le portassimo dentro, fossero un pezzo di noi. -Ogni fotografia la fai con la tua cultura, anche se poi ognuno la osserva con il suo sguardo- dice Berengo, e ha ragione.
lunedì 17 settembre 2007
L'immaginario del vero
La macchina fotografica è per me un blocco di schizzi,
lo strumento dell'intuito e della spontaneità,
il detentore dell'attimo che, in termini visivi, interroga
e decide nello stesso tempo.
Per "significare" il mondo, bisogna sentirsi
coinvolto in ciò che si inquadra nel mirino.
Questo atteggiamento esige concentrazione,
sensibilità, senso geometrico.
E' attraverso un'economia di mezzi e soprattutto
l'abnegazione di sé che si raggiunge
la semplicità espressiva.
Fotografare è trattenere il respiro quando le nostre
facoltà convergono per captare la realtà fugace;
a questo punto l'immagine catturata diviene
una grande gioia fisica e intellettuale.
Fotografare è riconoscere nello stesso istante
e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso
assetto delle forme percepite con lo sguardo che
esprimono e significano tale evento. E' porre
sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore.
Per me fotografare è un modo di capire
che non differisce dalle altre forme di espressione visuale.
E' un grido, una liberazione.
Non si tratta di affermare la propria originalità;
è un modo di vivere.
Henri Cartier-Bresson
(Foto di Henri Cartier-Bresson:Dietro la gare Saint-Lazare, Parigi, 1932)
sabato 8 settembre 2007
La voce del fuoco su Flickr
Visto che una ciliegia tira l'altra anche io ho deciso di aprire un mio piccolo spazio su Flickr, dove pubblicare i miei lavori fotografici. Si tratta di foto in bianco e nero, scattate su negativo, scansionate e portate su computer per poi utilizzarlo come "camera oscura digitale". Questo primo scatto (che ho nominato con poca fantasia "Roman Calling" tanto per rimanere in ambito musicale) mi piace molto per il contrasto tra primo piano e sfondo e di come essi siano separati dalla linea spezzata dell'acqua. Fa parte di una serie scattata la settimana scorsa per le vie della capitale andando alla deriva e senza volerlo mi sono trovato, appena entrato in piazza navona, davanti a questa immagine che non ho potuto fare a meno di prendere. Non è sicuramente "indimenticabile" però mi attraeva. Al momento sono tutt'altro che un bravo fotografo (se ne volete vederne di bravi andate qui o qui) e le persone che hanno visto qualche anteprima delle altre foto le hanno definite un po' retrò. E' inutile dire che la cosa mi piace maledettamente.
lunedì 3 settembre 2007
Portishead - Roseland NYC

Alle volte probabilmente è così e basta. Torni a casa e ti metti un cd. Lo indossi come una seconda pelle, lo usi come una lente per guardare il mondo e con lo sguardo cerchi di capire cosa rimane di te nell'immagine riflessa al contrario da uno specchio. Sarà il fatto che gli anni '90 per me continuano a rappresentare il periodo musicale che più mi rappresenta. Nonostante le luci al neon e gli occhiali a specchio degli anni '80 in cui sono cresciuto, è la crudezza viscerale del decennio successivo nella quale mi avvolgo come una coperta ruvida per sentirmi a casa. Ruvida è anche la voce calda di Beth Gibbons a fine concerto, ferita dalle infinite sigarette che non smise per un secondo di fumare per tutta la durata della registrazione di quello che probabilmente è stato uno dei più bei dischi live mai ascoltati dalle mie orecchie. Gli occhi chiusi nervosamente dopo ogni tiro. Le dita che correvano di nuovo al pacchetto dopo ogni pezzo. I mozziconi spenti sul parquet ai suoi piedi. Come tutta la gente che le stava attorno in quello spazio così surreale, su quell'immensa distesa di legno che sembrava contenere più musicisti che spettatori. E malgrado tutto continuava ad essere come se lì ci fosse solo lei visto che nessuno riusciva a distogliere un solo sguardo dalla bellezza di quel momento.
Dicevo, alle volte probabilmente è così e basta. Esci di casa solo con la macchina fotografica. La segui ed assecondi rimanendole dietro tutto il tempo. E stai là che neanche te ne accorgi ed improvvisamente ti rendi conto che, malgrado tutte le altre infinite possibilità, è solo un chiaroscuro, l'essenzialità di un bianco e nero, che può farti vedere le cose nella loro vera forma senza nient'altro che possa distrarti. Non ci sono colori sulla superficie di una pietra, sul metallo annerito dallo smog o sulla pelle delle persone, raggiunta dalla luce che le accarezza e le divide. In una città come Roma diventi invisibile con una macchina fotografica in mano. Ti confondi sullo sfondo naturale della città e sei trasparente alle persone anche quando il tuo obiettivo è puntato nella loro direzione. Malgrado tutto è come se non possano proprio accettare di riuscire a far distogliere anche solo uno sguardo dalla bellezza di questa città.
E probabilmente è così e basta.
Dicevo, alle volte probabilmente è così e basta. Esci di casa solo con la macchina fotografica. La segui ed assecondi rimanendole dietro tutto il tempo. E stai là che neanche te ne accorgi ed improvvisamente ti rendi conto che, malgrado tutte le altre infinite possibilità, è solo un chiaroscuro, l'essenzialità di un bianco e nero, che può farti vedere le cose nella loro vera forma senza nient'altro che possa distrarti. Non ci sono colori sulla superficie di una pietra, sul metallo annerito dallo smog o sulla pelle delle persone, raggiunta dalla luce che le accarezza e le divide. In una città come Roma diventi invisibile con una macchina fotografica in mano. Ti confondi sullo sfondo naturale della città e sei trasparente alle persone anche quando il tuo obiettivo è puntato nella loro direzione. Malgrado tutto è come se non possano proprio accettare di riuscire a far distogliere anche solo uno sguardo dalla bellezza di questa città.
E probabilmente è così e basta.
domenica 22 luglio 2007
Lavorare Con Lentezza
Lavorare con lentezza è un film per tutte e tutti.
Quelli che un giorno di ferie in meno è un giorno di fatica in più.
Quelli che non gli batte il cuore quando risuona l'Inno di Mameli.
Quelli che non vogliono il Potere, ma solo potere.
Quelli che hanno perso il filo e il segno eppure vanno avanti.
Quelli che pensano che la classe a cui appartieni conta anche dopo la scuola.
Quelli che non si vergognano di prendersi sul serio e di ridersi addosso.
Quelli che l'aumento del PIL non gli da mai la felicità.
Quelli che in fabbrica o in carcere non ci manderebbero nemmeno lui.
Quelli che non si stava meglio quando si stava peggio.
Quelli che in televisione ci vanno solo come casi umani.
Quelli che i sacrifici han perso il conto delle volte.
Quelli che non ci sentono quando la Patria chiama.
Quelli che pensano che non ci sono stranieri.
Quelli che se si turano il naso non è per andare a votare.
Quelli che una rapina è sempre qualcosa di più d'un furto.
Quelli che preferiscono l'ironia alla nostalgia.
Trovare il linguaggio per raccontare nuove trasformazioni.
Guido Chiesa
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